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Storia-Economia
L'ECONOMIA
La lavorazione dei metalli
La lavorazione dei metalli ha una tradizione molto antica nella nostra zona, ne sono prova le fabbriche di campane a Valduggia, attive già prima del 1500, e il laghetto denominato Torbara sulla provinciale per Bugnate, antica miniera a cielo aperto non solo di torba, da cui il nome, ma anche di lignite.La torba è un carbone naturale, anche se è il combustibile a minor tenore di carbonio e il più recente perché si forma anche nell'epoca attuale. Deriva dalla decomposizione di piante erbacee, alghe, muschi e giunchi palustri. Si presenta sotto forma di masse spugnose e viene usata anche come combustibile.
Anche la lignite è un carbone naturale derivante da una decomposizione umida del legno molto più spinta della torba e viene utilizzata come combustibile.
La disponibilità di combustibile favoriva la fusione e la lavorazione dei metalli e sono noti alcuni lavoratori del peltro originari della Riviera attivi in varie regioni d'Italia e d'Europa a partire dalla fine del XVI secolo.
Sul finire del XVIII secolo, in Inghilterra, si verificò quella che fu definita la "rivoluzione industriale". Fu un complesso di cambiamenti, tra loro interdipendenti, dei processi economici, sociali, demografici ed anche culturali, propri dell'Inghilterra di quel tempo, che nel secolo successivo si diffusero in altri paesi del continente europeo ed in alcune regioni d'oltre oceano e che hanno trasformato la natura delle società del mondo occidentale e i loro rapporti con gli altri paesi del mondo.
Al centro della Rivoluzione Industriale vi furono una serie di cambia- menti tecnologici tra loro interdipendenti:
- i congegni meccanici sostituirono le abilità dell'uomo
- l'energia inanimata, in particolare il vapore, prese il posto della fatica di uomini e di animali
- ci fu un netto miglioramento nei metodi di estrazione e di lavorazione delle materie prime, in particolare nelle industrie metallurgica e chimica
I grandi cambiamenti che trasformavano le realtà sociali dei paesi d'Europa non passarono inosservati ai nostri antichi concittadini.
Erano abituati da secoli a varcare i confini della Riviera in cerca di un lavoro che avrebbe potuto procurare il denaro necessario a far quadrare i magri bilanci familiari. Fino ad allora avevano indirizzato i loro passi verso il Ducato di Milano dominato dagli Spagnoli e confinante con la Riviera; il territorio di Brescia, sottoposto alla Serenissima Repubblica di Venezia; ma soprattutto verso la città di Roma, dominio papale e capitale dello Stato della Chiesa.
Secondo i luoghi erano diventati scalpellini, manovali e muratori, camerieri e osti, filatori e tessitori, ma in particolare boscaioli, lavoratori del legno quali costruttori di botti e di altri recipienti a doghe a quei tempi assolutamente indispensabili.
L'arruolamento forzato di alcuni di loro nelle armate napoleoniche che avevano scorazzato per un ventennio in tutte le regioni del Nord-Europa e l'evolversi del fenomeno industriale avevano loro rivelato nuove opportunità, e dai primi decenni del XIX secolo, alcuni cittadini di Pogno cercarono lavoro nelle miniere e negli altiforni delle regioni minerarie dell'Alsazia, della Lorena, della Saar e della Ruhr.
Qui maturarono nuove esperienze legate alla lavorazione dei metalli e appresero la manualità e la tecnologia necessarie per introdurre in patria nuove iniziative artigianali.
La condizione di emigrante in terra straniera in cerca di lavoro non è mai stata in ogni tempo una delle migliori condizioni di vita. È quindi comprensibile come abbiano cercato di attenuare la maggior parte dei disagi. Apprese le tecniche e la strumentalità, sfruttarono tutto quanto era a loro disposizione in patria, cercando di limitare il più possibile il ricorso all'emigrazione.
Incominciarono a produrre artigianalmente oggetti di peltro e di ottone. Il campionario consisteva principalmente in posate e stoviglie, candelieri e oggettistica varia e veniva smerciato in vario modo.
Alcuni più intraprendenti o più disperati, secondo i punti di vista, raccoglievano i loro prodotti in capaci fagotti e, salutati moglie e fìgli, attraversavano le Alpi e andavano nelle botteghe e anche piazze delle città europee ad offrire la loro merce. Rientravano m paese quando avevano esaurito la merce, di solito all'inizio dell'inverno, e ripartivano nella buona stagione successiva dopo aver rinnovato la produzione.
Esistono ancora utensili che venivano utilizzati per la produzione manuale di cucchiai e mestoli di ottone.
Per adeguarsi alle caratteristiche produttive della "rivoluzione industriale" era tuttavia necessario procurarsi una fonte di energia "inanimata". Non disponendo di carbone coke per la produzione di vapore, i nostri antichi concittadini, pensarono bene di valersi dell'unica fonte di energia che la natura dei luoghi era in grado di mettere a disposizione e che già i loro antenati avevano imparato ad utilizzare: l'energia idrica dei torrenti di montagna.
Fin dal XV secolo esistevano nel territorio di Pogno numerosi mulini ad acqua. Dapprima avevano sfruttato i corsi d'acqua naturali, sulla Grua m località Grovetto, sulla strada per Soriso, alla confluenza con la roggìa di Prerro che riceve tutte le acque superficiali di Pogno e Prerro. Sorgeva, per la frantumazione dei cereali, il mulino del Grovetto, di cui si possono ancora scorgere le rovine. Altri mulini erano quelli di Fabrizio De Gregori a Berzonno e di Pantaleone Guliotti a Prerro.
L'energia idrica era troppo preziosa per affidarsi esclusivamente ai capricci meteorici e quindi gli uomini di Pogno pensarono bene di dare una mano alla natura e scavarono rogge artificiali per fornire energia idrica ad altri impianti molitori.
La roggia Molinara derivata dal torrente Scarpia a Nord dell'abitato di Prerro già nel 1500 alimentava il mulino Righi, nella località ancora oggi denominata Mulino.
A valle, a nord-ovest dell'abitato di Pogno, alimentava il Mulinetto oggi falegnameria Righi. Proseguendo verso il basso alimentava il mulino della Madonna, oggi casa Biaggi, a nord-est di Pogno, da dove precipitava verso Berzonno e con opportune canalizzazioni le sue acque confluivano nella roggia di Toriacqua che tributa le sue acque nei torrenti che alimentano la Grua a valle di Gozzano.
Nell' 8OO i tempi nuovi avevano determinato nuove esigenze anche per gli abitanti della Riviera di San Giulio.
Dopo l'epopea napoleonica, il Congresso di Vienna aveva operato la Restaurazione, il Vescovo di Novara aveva rinunciato alle sue millenarie prerogative sulla Riviera a favore dei Re di Sardegna, si era innescato il processo risorgimentale culminato, il 23 marzo 1849, nella sconfìtta dell'esercito piemontese alla fatal Novara.
Per sopportare le durissime condizioni di pace imposte dagli Austriaci e continuare a coltivare l'ideale di ruolo guida nel processo di unificazione della Patria, lo Stato piemontese dovette operare le necessarie trasformazioni socio-economiche atte ad allinearlo agli standard propri delle nazioni più evolute dell'Luropa del tempo. Per fare ciò potè valersi dell'opera illuminata del conte di Cavour il quale, da ministro dell'agricoltura prima e da capo del governo poi, promosse le condizioni che dovevano permettere al piccolo regno dell'Italia nord-occidentale di poter condurre, dopo un solo decennio, una lotta vittoriosa contro il potente Impero Austro-Ungarico.
Nel 1854 a Pogno fu potenziata la roggia Molinara, le cui acque fornivano l'energia necessaria a muovere una decina di impianti produttivi, tra lucine, mulini e anche un oleifìcio.
Prima del 1890, il sig. Craudenzio Antonioli aveva impiantato in contrada Lago d'Orla individuabile ancor oggi nell'edificio in via Alzo denominato in lingua locale la fusina, uno stabilimento di fonderia con torneria che sfruttava l'energia idrica della roggia Molinara.
Nel 1897, lo stabilimento passò in proprietà ai sigg. Ucker e Giulini che avevano la qualifica di negozianti in grosso di metalli lavorali. Nello stabilimento definito ottonaia, verosimilmente si lavorava l'ottone e si producevano manufatti vari, in modo particolare bottoni.
Il fenomeno più impetuoso e complesso che ha interessato la società italiana tra la fine dell'Ottocento e il primo decennio del Novecento fu, anche a Pogno, l'emigrazione.
Le cause di questo esodo erano essenzialmente economiche e sociali e affondavano le loro radici nella profonda miseria delle classi lavoratrici.
I cittadini della Riviera erano avvezzi da secoli all'emigrazione, ma il fenomeno assunse nuovi connotati. Non si trattava più dell' emigrazione temporanea degli uomini validi che andavano via a lavorare, ma poi rientravano in famiglia, ma l'abbandono definitivo del paese natio. La crisi degli scalpellini delle cave di granito di Alzo, unita alle croniche ristrettezze dei poveri rivieraschi, costrinse molti a vendere casa e terreni per procurarsi un biglietto di sola andata per i paesi europei più evoluti e le Americhe.
A portare un barlume di speranza a tanta desolazione tu l'introduzione, all'alba del XX secolo, della lavorazione dei rubinetti che si è rivelata determinante per l'attuale sviluppo del Cusio e del Borgomanerese.
I Rubinetti
La tradizione vuole che a proporre ai concittadini questa nuova attività, sia stato il sig. Pietro Pi ralla nativo di Pogno ed emigrate a Milane dove era diventate capo-offìcina in un'industria meccanica: la Gallieni & Viganò.Invitando i propri dirigenti a godersi, nei pochi giorni di vacanza, la salubrità del clima e la bellezza dei luoghi di Pegno, fece loro apprezzare la disponibilità e la predisposizione della gente del luogo per la lavorazione dei metalli e li convinse a fornire alle loro iniziative artigianali la lavorazione di parti ed accessori per rubinetti.
Nel 1908 la Gallieni & Viganò si associò a Carlo Soldà per rendere attivo in Pegno un laboratorio di articoli per rubinetteria e mantenne un impenno diretto fino al 1916, anno in cui il Soldà da solo continuò l'attività. La tradizione fu continuata nel 1940 dalla ditta Soldà Battista & figli di Carlo trasformatasi successivamente nel 1943 nella ditta Soldà, Fasani & C...
Nel 1900 era attiva in Pogno la ditta Righi Giovanni & Fili produttrice di articoli casalinghi ed igienici, placche e manette d'ottone. Bottoni d'ottone erano la produzione consentita dal funzionamento di tre torni e una politrice della Righi Criovanni fu Bernardo convertitatsi in rubinetteria nel 1926. Pure convertita alla rubinetteria nel 1913 la Perdio Griulio & C. già nel 1905 fonderia e torneria di articoli di bronzo e ottone.
I fratelli Crioacchino e Carlo Crolla tornitori, nel 1905 si trasferirono a Roccapietra in Valsesia onde sfruttare energia idrica per la loro attività. Nel 1911 associarono l'esperto fonditore Paolo Donetti e, nel 1919, ritornarono a Fogno dove gestirono una torneria che nel 1924 utilizzava 10 torni, una fresatrice e una politrice.
Il 20 marzo 1921, in Fella, presso lo studio del notaio Mauro Zane, i sigg. Zonca Giulio fu Cipriano, Gioria Antonio fu Criulio, Righi Eugenio di Giuseppe, Ferraroli Paolo fu Pubblio e Piralla Criovanni fu Luigi, tutti residenti a Pogno, costituirono una Società in nome collettivo con sede in Pegno per il commercio e l'industria dei metalli in genere.
La carta intestata della società recava la seguente intestazione : Zonca Giulio, Gloria & C. - POGNO - Lavorazione in rubinetteria per acqua e vapore. Nel 1925 sorgeva la torneria di ottone e bronzo Piralla Pietro, cui seguivano nel 1926 la Rubinetteria Pognese, nel 1932 la Giulini & C., nel 1935 la Domenico Rovari successivamente ditta Fili Rovari, nello stesso anno la Corsi & Falcetti, nel 1937 la Crioria Criuseppe Antonio & F.
Dopo il secondo conflitto mondiale, la richiesta di rubinetti aumenta. Ci sono da ricostruire le case distrutte dalla guerra, cominciano ad affermarsi nuove esigenze idrosanitarie, si diffondono gli impianti generalizzati di acquedotto. A Pogno l'acquedotto comunale è attuato nel 1955, in ogni abitazione si istallano il bagno e i servizi igienici. La produzione dei rubinetti viene innovata ed incrementata, sorgono nuove fabbriche, occorre nuova manodopera, si innesca un'inversione di tendenza nel flusso migratorio.
Per secoli gli abitanti della Riviera avevano cercato lavoro in paesi lontani, dagli anni '50 i paesi dei rubinetti sono meta di forte immigrazione. Prima i contadini veneti, poveri da sempre e spinti dalle distruzioni dovute all'alluvione del 1951, poi contadini di tutte le regioni meridionali. Oggi più del 50% della popolazione non ha radici nel territorio.
La produzione di articoli per rubinetteria fu la leva del boom economico degli anni '60 e del raggiungimento dell'attuale stato di benessere generalizzato della popolazione della zona.
I fattori che pongono questo distretto al vertice mondiale della rubinetteria e del valvolame sono da ricercarsi nelle tecnologie d'avanguardia, nel design, nella qualità, nel prezzo competitivo, nella flessibilità del lavoro e nell'assenza di tensioni sociali.
È certo che l'esperienza e l'imprenditorialità acquisite dai "rubinettai" di Pogno sapranno assicurare anche negli anni futuri del terzo millennio sia gli attuali livelli occupazionali che quelli produttivi, adattando la produzione ad ogni nuova esigenza di mercato.
Giovanni Fonio - Pogno
Storia - Cronaca e Religiosità Popolare
Parrocchia di San Pietro Apostolo
Pogno - 1998




